Cos’è lo Shotokan

Probabilmente il nome Shotokan è oggi il nome più popolare nel mondo del Karate. L’origine del nome Shotokan deriva da “Shoto” che significa “il vento che attraversa i pini” e fu il nome d’arte del Maestro Gichin FUNAKOSHI quando firmava i suoi poemi, mentre “Kan” significa casa o posto di allenamento. Shotokan è conosciuto come lo stile fondato da Gichin FUNAKOSHI, ma il tipo di Karate praticato da molti gruppi Shotokan di oggi è molto diverso da quello insegnato dal Maestro FUNAKOSHI dagli anni 20 agli anni 50 in Giappone.

Storicamente, prima ancora che il nome Shotokan venisse usato, vi era in realtà già l’associazione Shotokai, che all’inizio degli anni 30 raggruppava gli allievi più stretti del Maestro Funakoshi. “Kai” significa unione, e i membri seniors dello Shotokai furono i Maestri Genshin Hironishi, Shigeru Egami, Isao Obata, Hiroshi Noguchi, Tadao Okuyama, e Toshio Kamata-Watanabe.

Fu solo nel 1936 che venne costruito il dojo Shotokan in onore del Maestro Funakoshi, che però fu distrutto nel 1945 da un bombardamento. Fra il 1940 e 1941 il Maestro Funakoshi proibì le competizioni e addirittura minacciò gli allievi di essere espulsi dallo Shotokan se vi partecipavano. La ragione principale era che, dato il forte nazionalismo di quel periodo, l’atmosfera competitiva era molto aggressiva, niente a che vedere con le competizioni d’oggi; in queste condizioni, il Maestro Funakoshi non voleva delle dimostrazione di Jiyu kumite sotto forma di competizione.

Dopo la guerra tanti karateka si trovarono senza lavoro, specialmente quelli provenienti dalle università più popolari e, con il consenso del Maestro Funakoshi, si creò, nel 1948 la Japan Karate Association per poter dare a questi giovani karateka un lavoro amministrativo e organizzativo, soprattutto per le gare e dimostrazioni pubbliche. Nel 1949, sotto la richiesta del Maestro Funakoshi, la JKA cerca di raggruppare gli istruttori sparsi dopo la guerra, ma il Maestro stesso, vedendo una graduale degenerazione verso un karatè commerciale e troppo orientato verso la competizione, incoraggia i suoi seniors della Shotokai a conservare negli insegnamenti l’originale natura mentale e spirituale del karatè come arte marziale e scuola di stile di vita. Spinto dalle frustrazioni nel constatare questi cambiamenti, espressi nel suo ultimo libro “Il Karatè, mio stile di vita”, scritto poco prima della sua morte, il Maestro Funakoshi continuò fino ai suoi ultimi giorni ad insegnare il karatè nello spirito del Budo. Ma purtroppo anche a quell’epoca la maggior parte dei giovani istruttori erano più attirati dalla competizione, così da modificare in questo senso anche le tecniche di base e le forme dei kata.

In mezzo a questi cambiamenti, nel 1947, un giovane figlio di un esperto d’arti marziali, di nome Tsutomu Ohshima, con precedenti esperienze di Sumo, Kendo e Judo iniziati fin dalla età di tre anni, viene accettato nella facoltà di Economia della prestigiosa Università di Waseda, dove insegnava regolarmente il Maestro Funakoshi; nonostante la tendenza generale alla competizione, Ohshima viene attirato dal karatè come arte marziale, e si allena direttamente sotto il Maestro dal 1948 al 1953.

Nel 1952, influenzato dai membri Shotokai laureati a Waseda, Ohshima diventa un fedele sostenitore degli insegnamenti del Maestro Funakoshi e, già reputato come uomo di forza fisica e mentale eccezionale (se si pensa che aveva completato 10 stages speciali ancora come cintura bianca), diventa capitano del Club di Karatè della Università di Waseda. Lo stesso anno Ohshima ottiene dal Maestro Funakoshi il Grado di 3° Dan (Il Maestro Funakoshi aveva istituito un sistema di gradi fino al 5° Dan).

Ohshima risalta fortemente anche nello Jiyu kumitè (combattimento libero), e capisce la necessità delle competizioni per attirare l’attenzione del pubblico fuori dalle Università. Così crea il sistema d’arbitraggio di due arbitri e quattro giudici agli angoli, per evitare discussioni fra competitori, per imporre più rispetto verso gli arbitri e per dare una migliore immagine del karatè al pubblico. Questo sistema è oggi usato nella gran parte dei tornei internazionali di karatè, non solo Shotokan. Ohshima riconferma in una intervista che lo scopo di questi tornei, agli occhi del Maestro e dei membri anziani, è sempre stato quello di attirare l’attenzione e di creare uno spettacolo per il pubblico, non di competere per vincere.

Ma la tentazione della competizione è sempre stata molto forte. I campionati fra le Università diventarono molto popolari e le cinture nere erano date rapidamente per poter competere, anche se i livelli tecnici erano spesso scadenti. Si racconta che Ohshima, quando era Capitano del Club di Karatè di Waseda e vedendo la mancanza d’interesse dei giovani studenti ad allenarsi con il Maestro Funakoshi, considerati da loro “troppo duri”, li forzò, esigendo la loro presenza come condizione per potere essere accettati nei passaggi di grado. Dopo la sua laurea, negli anni 1953 e 1954, Ohshima, assieme a Masatoshi Nakayama insegna il karatè agli Americani della Strategic Air Command (SAC). Da quel periodo Ohshima e Nakayama, che sarà Shihan della JKA per il resto della sua vita, rimasero amici, malgrado gli sviluppi futuri fra Ohshima e la JKA.

Ohshima, desideroso di continuare i suoi studi in America, e incoraggiato dal Maestro Funakoshi e dai suoi seniors dello Shotokai, arriva a Los Angeles nel 1955 e fonda nel 1956 la Southern California Karatè Association che, data la sua crescita a livello nazionale, diventa Shotokan Karatè of America, la prima organizzazione di karatè fuori dal Giappone. Questa è stata la prima associazione, dopo la distruzione del dojo Shotokan nel 1945, a chiamarsi ufficialmente Shotokan, e fa registrare, con l’autorizzazione della famiglia Funakoshi e di Shotokai, il logo con la tigre, disegnata da Hoan Kosugi e usato nel libro Karatè-Do Kyohan di Gichin Funakoshi (tradotto in inglese dallo stesso Ohshima negli anni 60). Oggi la tigre è un simbolo dello Shotokan di diversi gruppi nel mondo. Dopo 45 anni la SKA e le sue affiliate internazionali, sono organismi senza scopo di lucro che hanno come primo obiettivo quello d’insegnare il karatè nel rispetto dello spirito e della comprensione del karatè del Maestro Funakoshi.

Dopo la morte del Mastro Funakoshi nel 1957, i membri della Shotokai si staccano ancora di più dalla JKA che nel 1958, sotto la direzione di Nakayama, si orienta verso un karatè diverso da quello insegnato dal Maestro. Poco tempo dopo si crea un conflitto anche fra i dirigenti della JKA, e diversi giovani istruttori creano le loro proprie scuole. Molti di questi allievi hanno continuato ad usare il nome Shotokan, anche se il karatè praticato da loro era non solo diverso da quello dal Maestro Funakoshi ma anche da quello di Nakayama stesso.

Nel 1962, dopo il suo secondo soggiorno a Parigi, Ohshima approva la formazione di France Shotokan e, anche se Suisse Shotokan fu fondata ufficialmente nel 1977, i suoi fondatori insegnavano già il Karatè Shotokan, come appreso da Ohshima a Parigi dal 1962. Da notare che la persona che ha invitato per la prima volta il Maestro Ohshima in Svizzera, Bernard Cherix, è stato il pioniere del karatè in Svizzera; primo presidente della Federazione Svizzera di Karatè e poi nominato presidente onorario a vita della FSK, il 2 settembre 1970. Sebbene lo stesso Maestro Ohshima fu nominato una volta presidente della FSK, l’associazione Suisse Shotokan non si è mai associata a quest’ultima.

In Giappone l’Associazione Shotokai ha costruito nel 1976 il suo dojo Shotokan a Mejiro, Toshima-Ku, con l’accordo del Maestro Egami e della famiglia Funakoshi. Questa è stata la prima volta che il nome Shotokan è stato attribuito a un dojo in Giappone dopo tre decadi.

La JKA riesce a tenersi insieme grazie alle gare internazionali e ad un lavoro arduo da parte di Nakayama, ma subito dopo la sua morte nel 1987, alla età di 74, diversi istruttori JKA in Giappone, America e Europa lasciano la JKA, ancora una volta per fondare le loro proprie associazioni. In realtà diversi degli istruttori seniors della JKA insegnavano già la loro concezione del karatè, e il loro rapporto con la JKA era più che altro politico per rispetto a Nakayama. Dopo la scomparsa di Nakayama una gran parte di queste associazioni diventano membri (come la stessa JKA) della Japan Karatè Federation, fondata nel 1969 per raggruppare tutti gli stili di karatè in Giappone. Anche questa volta diverse nuove associazione aggiungono Shotokan al loro nome. A causa di questi conflitti interni, la JKA decide di nominare un successore a Nakayama solo nel 1992: Hastukuni Sugiura, che è poco conosciuto fuori del Giappone, dove gli istruttori giapponesi più popolari sono ancora gli ex-allievi di Nakayama, che oggi risiedono in America o in Europa.

Oggi il nome Shotokan è incredibilmente popolare in tutto il mondo, e la sua pubblicità fa onore al Maestro Funakoshi, ma lo Shotokan insegnato da molti gruppi non sempre riflette la concezione del Maestro, ma quella di karateka della seconda e terza generazione. Allo stesso modo come 50 anni fa, i giovani karateka sono più attirati da un karatè di competizione; oggi la maggior parte delle scuole Shotokan e anche d’altri stili promuovono la competizione per attirare i giovani, ed hanno strutturato gli allenamenti a questo scopo. Questo sviluppo naturale è senza dubbio positivo per i giovani, ma ha portato ad una percezione generale da parte del pubblico che il karatè, e specialmente lo Shotokan, è un karatè sportivo orientato verso la competizione.

Devo aggiungere che, pur essendoci tanti istruttori di karatè di competizione di grande valore che trasmettono il rispetto, fair play e disciplina, incoraggiando i loro allievi a tenere uno spirito marziale durante gli allenamenti, negli ultimi 20 anni il karatè è purtroppo diventato, per certuni un vero business; queste persone utilizzano qualsiasi metodo per aumentare il numero dei loro membri. Il karatè come sport è certamente più attraente al pubblico, ed è triste vedere oggi istruttori non solo approfittare dell’ interesse dei giovani, ma in più usare la parola Shotokan, nel nome delle loro “scuole”, per diventare più credibili al pubblico. Sono sicuro che quegli istruttori Shotokan che hanno sacrificato molti anni della loro vita per trasmettere le loro conoscenze con onestà, e dando il meglio di loro stessi per il bene della gioventù, condividono la stessa delusione e deplorano questo fatto.

Per concludere vorrei incoraggiare coloro che sono stati attirati una volta dalla parola karatè come arte marziale, ma sono stati sviati anche dalle false immagini create dai film e dalla televisione. È importante anche notare che, malgrado la tendenza antagonista, molti gruppi di karatè stanno, negli ultimi anni, ricercando l’essenza del karatè come Budo e non solo come attività sportiva. Nakayama stesso, negli ultimi anni di vita, ha dichiarato la sua preoccupazione per questa tendenza solo verso la competizione, e diversi dei suoi allievi hanno pubblicamente dichiarato il pericolo di dimenticare lo spirito marziale del karatè. Per questo spero che non solo le scuole Shotokan ma anche gli altri stili di karatè orientati alla competizione possano riscoprire il karatè come stile di vita; esso comprende tanti altri valori di cui la società d’oggi ha più che mai bisogno.

Bibliografia:

  • Karate-Do, My way of life – Gichin Funakoshi
  • Karate-Do Kyohan – Gichin Funakoshi.
  • Karate-Do Nyumon – Gichin Funakoshi.
  • The Heart of Karate Do – Shigeru Egami.
  • Modern Bujutsu and Budo – Donn F. Draeger.
  • Three Budo Masters – John Stevens.
  • Karatè’s history and traditions (Revised Edition) – Bruce A. Haynes.
  • Suisse Shotokan – Patrick Mottet.
  • SKA Heritage – 30 years.- 1956-1986.
  • “The Greatest Karate Man of All Time” by David Clary – Black Belt Karate.
  • “Interview with Ginshin Hironishi” – Shotokai Spain.
  • “Interview with Tsutomu Ohshima” by William Beaver  Karatè/Kung-fu Magazine.
  • “Master’s Funakoshi’s Karate” by Graham Noble – Fighting Arts Int’l Magazine.

 

 

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